Documentazione scritta e preminenza sociale

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Attraverso l’analisi formale della documentazione medievale romana dei secoli IX-XII che vede agire in prima persona esponenti dell’aristocrazia romana, vengono messi in luce comportamenti documentari originali e tipici, finalizzati o a trasmettere e
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  Cristina Carbonetti Vendittelli Documentazione scritta e preminenza sociale [Relazione presentata al Convegno internazionale “La nobiltà romana nel medioevo”. Roma,20-22 novembre 2003, in corso di stampa. Distribuito in formato digitale da ‘Scrineum’ surichiesta dell’autore.] I nessi tra documentazione scritta e preminenza sociale, ovvero i diversimodi con i quali i membri delle famiglie egemoni hanno di volta in voltaaffrontato e risolto i problemi concernenti la propria documentazione, possonoessere letti attraverso diverse angolazioni: toccando la sfera della produzionedi scritture, ad esempio, e quindi affrontando problematiche particolarmentecare alla diplomatica (quali ad esempio quella delle scelte redazionali e diemissione dei documenti), oppure considerando l’ambito della conservazione edella trasmissione della memoria documentaria, vista come componenteessenziale e imprescindibile del patrimonio e dell’identità familiari. Ambiti -l’uno e l’altro - all’interno dei quali il rapporto tra questi due elementi(documentazione scritta e preminenza sociale) si è espresso molto spesso informe srcinali 1 .Senza trascurare del tutto il secondo settore - quello della trasmissionedocumentaria – mi occuperò per il momento soprattutto del primo, ovvero dellaproduzione di documenti per conto di esponenti di spicco della società romanatra X e XIII secolo; della produzione cioè di quegli atti dove si vedono agiremembri dei lignaggi che in quei secoli si sono succeduti all’apice della scalasociale e che si sono distinti per potere, prestigio, ricchezza. L’ottica è quella diverificare se nelle forme o nei meccanismi documentari messi in atto da questipersonaggi emergono comportamenti significativi volti a caricare la scritturadocumentaria della funzione di esprimere e comunicare il potere, il prestigio,l’autorevolezza di coloro al cui nome i documenti stessi sono intestati, e sequesti comportamenti sono in qualche modo normalizzati e regolamentati, nonsono cioè frutto dell’estro o del capriccio di un singolo individuo, ma siesprimono in forme tipiche e significanti, in modelli e dunque in prodottidocumentari con caratteristiche proprie e omogenee nell’ambito dellacommittenza aristocratica e nello stesso tempo esclusive rispetto all’ambientecircostante; prodotti documentari cioè capaci di farsi strumento di distinzionesociale e di esprimere la consapevole appartenenza degli autori ad un cetopreminente ed esso stesso esclusivo, anche attraverso la realizzazione di iter  documentari più solenni e più vicini alla documentazione pubblica 2 .Le fonti che ho utilizzato sono esclusivamente documenti diplomatici,ovvero scritture attinenti alla sfera giuridica, che necessitano dunque diformalismi atti a conferire loro di volta in volta quelle funzioni di credibilità,valore, capacità probatoria per le quali vengono redatte: per semplificare sipotrebbe parlare da una parte di documenti redatti per formalizzare fatti eazioni giuridiche riguardanti transazioni di tipo privato (relativi a passaggi diproprietà o di possesso), e dall’altra di ‘atti di governo’ o, meglio, di ‘atti digiurisdizione’, diretta emanazione dell’esercizio di giurisdizioni e di prerogativesignorili. Restano escluse tutte le scritture eseguite senza formalismi, chevenivano redatte per le ordinarie esigenze della vita privata: a finicomunicativi, ad esempio, come la corrispondenza personale, o di memoria e di 1  rilevazione, come le registrazioni contabili.Il protocollo di analisi al quale ho sottoposto questi documenti è quellotipicamente diplomatistico: ho cioè puntato l’attenzione esclusivamente sulloro aspetto formale, il che significa struttura, composizione e articolazione deltesto, caratteri redazionali, formule, clausole e, dove possibile (ovvero inpresenza di originali), aspetto esterno e materiale: vale a dire formato,impaginazione e marcatura del testo, scrittura, uso di segni speciali, presenzadi sigilli, sottoscrizioni autografe e via dicendo.Ciò che ne è emerso è un quadro dai contorni sorprendentemente netti,caratterizzato cioè da una tale omogeneità di comportamenti da consentireeffettivamente l’identificazione di modelli e meccanismi documentari univoci ein qualche modo soggetti a regole all’interno di un percorso cronologicodefinito. Un quadro che appare fortemente condizionato da due dati chedefinirei strutturali - forti e pesanti - che ne determinano ampiamente glisviluppi e che di quegli sviluppi scandiscono i tempi: si tratta da un lato dellanatura stessa della nobiltà romana e dei suoi caratteri distintivi, dei suoiconnotati (che sappiamo essersi modificati più volte e anche sensibilmente traX e XIII secolo per fissarsi definitivamente solo alla metà del Duecento), edall’altro del fatto di essere Roma un’area di forte caratterizzazione notarile,dove opera tra l’altro un notariato che si rinnova proprio nel corso del X secolo,traendo linfa vitale dalla cancelleria pontificia e dall’ambiente curiale ingenerale, e che si distingue sia per la preparazione tecnica e culturale sia perl’originalità, la raffinatezza e la modernità di alcune soluzioni proceduraliadottate 3 ; un notariato che, per queste ed altre ragioni, ha un pesoschiacciante e domina a lungo incontrastato il campo della documentazioneprivata romana, non concedendo alcuno spazio a scelte di emissione e diautenticazione alternative.Nel loro interagire, questi due elementi – nobiltà e notariato –sperimentano a Roma, tra X e XIII secolo, forme e meccanismi documentari ingrado di rispondere efficacemente all’esigenza dei ceti preminenti di esprimersiin forme srcinali e di comunicare la propria superiorità, il proprio prestigio e lapropria potenza anche mediante la scrittura documentaria. Tuttavia, il mutaredi volto, di prerogative e di caratteri distintivi della nobiltà romana nel corso diquesti quattrocento anni ha fatto sì che nel tempo tale esigenza sia statasentita e si sia manifestata in maniera diversa, producendo così esitidocumentari differenti e dando vita a modelli e a soluzioni di volta in voltacommisurati alle diverse funzioni delle quali i membri di quel ceto preminentehanno inteso caricare i propri documenti.Nel periodo più antico, che va grosso modo dagli inizi del X secolo allametà dell’XI, i documenti nei quali si vedono agire personaggi eminenti dellasocietà romana sono esclusivamente relativi a transazioni private che hannoper oggetto proprietà immobiliari, e si muovono tutti all’interno del modelloconsolidato della charta , il documento privato altomedievale la cui credibilità ètotalmente affidata alle formalità messe in atto con le sottoscrizioni di autori etestimoni e con le dichiarazioni di rito degli estensori dei documenti (gliscriniarii romani), senza che vi sia alcuna traccia di sperimentazioni in sensocancelleresco o pseudocancelleresco (di orientamento pubblico cioè).Ciononostante esiste uno spazio all’interno del quale coloro che redigono idocumenti si muovono abilmente dimostrando così di saper trovare soluzioniadeguate alle diverse esigenze di un’utenza speciale, un’utenza fatta dipersonaggi che appartengono a un gruppo ristretto e compatto che in Roma 2  gode di dignità pubblica e detiene l’autorità politica effettiva e una potenzaindiscussa 4 ; personaggi che si fregiano di titoli e appellativi altisonanti quali  princeps ,  patricius , excellentissimus civis romanus , senator omniumRomanorum , accompagnati spesso da aggettivi quali eximius , eminentissimus , illustrissimus , gloriosus , inclitus , magnus ; un’utenza insomma che è bendiversa dall’altra fascia di anonimi utenti per i quali quegli stessi scriniariiredigono la maggior parte dei documenti. Questo spazio di manovra è quellodell’elaborazione letteraria e retorica, che trova espressione non nelle partidispositive e autenticatorie del documento, bensì in quelle di cornice, diintroduzione e di chiusura del testo: arenga , narratio , minatio (ovvero ilproemio e la parte narrativa che introducono il dispositivo, nonché le formule disanzione e minaccia rivolte a coloro che violeranno i termini del contratto) 5 . Ecosì, entrando in perfetta sintonia con le necessità di ostentazione eautocelebrazione di un’aristocrazia che possiede un’accentuataconsapevolezza del suo rango, una forte coscienza di gruppo, e che mantieneviva la «tradizione di orgogliosa ammirazione per il glorioso passato, di amoreper i titoli e per le cariche tenute dagli antenati» 6 , gli scriniarii romani ricorronoalla loro ampia strumentazione culturale per confezionare prodotti documentariesclusivi, di grande espressione formale, nei quali vediamo agire i discendentidi Teofilatto, i figli della celebre Marozia (il  princeps Alberico e i suoi fratelliSergio, vescovo di Nepi, Costantino e Berta), nonché Marozia II, illustriesponenti dei due potenti clan familiari dei Crescenzi e dei Tuscolani (checontrollarono il papato e Roma per quasi un secolo), e poi comites , duces , consules e nobiles viri .Si tratta di un manipolo di documenti distribuito nell’arco di poco più diun secolo; una piccola percentuale rispetto alla totalità degli atti privaticonservati a Roma per lo stesso periodo, sufficiente tuttavia a dimostrare cheprima ancora della metà del X secolo si era fissato in città un modellodocumentario che non esiterei a definire ‘aristocratico’, finalizzato a un’altarappresentatività proprio perché caratterizzato da un’ostentazione retorica eletteraria capace di comunicare efficaciemente la superiorità sociale el’immagine prestigiosa degli autori, come ben testimonia, ad esempio, la refutafatta nel 1019 dal nobilis vir Ingiço in favore del monastero dei SS. Andrea eGregorio ad clivum Scauri 7 . Un documento che costituisce forse un caso limite(ma quanto le vicende conservative della più antica documentazione romanahanno alterato il quadro complessivo ?), ponendosi ben al di sopra dei miglioriesempi disponibili proprio per lo stile letterario e l’eccezionale ricchezza dicitazioni utilizzati dal suo redattore, lo scriniario Sergio. A cominciaredall’arenga, che si richiama all’opportunità di tradurre in forma scritta le azionigiuridiche intervenute tra gli uomini 8 , per proseguire poi con la dichiarazionedell’autore, che, dopo essersi presentato ‘egroto namque corpore sed,largiente divina misericordia, mente et conscientia sana’, aggiunge dico autem omnibus non solum presentibus sed etiam futuris, quiabonum est homini semper ante oculos propria adhibere delictasecundum Psalmi sententiam «et peccatum meum ante me est semper»( Psalm ., 50, 5) et iterum «graviter in Dominum delinquunt qui, divitiis aDeo concessis, non in rebus salutaribus, sed in <usibus> pravis utuntur;nesciunt enim impartiri pauperibus, oppressis subvenire despiciunt, etinde magis augent delicta unde redimere debuerunt» (IsidorusHispalensis, Sententiae , III, cap. LX, ed. Patrologia Latina , LXXXIII, col.732 D); 3  per terminare, infine, dopo aver snocciolato altre citazioni tratte dallostesso Isidoro 9 e dalla Bibbia, con una minatio che riecheggia temi propri delladocumentazione cancelleresca, preceduta e introdotta da una sorta di decretum espresso in forma notificatoria Interim notum facio omnibus ut nullus abbas nullusque homo hancterram quam vobis restitui audeat vel presumat de vestro monasterioper quamlibet scripturarum seriem subtrahere vel alienare, sed semperin usu monacorum constituo permanendam. Et qui ita fecerit cumdiabolo et eius atrocissimis pompis societatem habeat et anathematissemper sit in vinculo innodatus. Dunque prodotti documentari nella sostanza identici a tutte le altre chartae private (sia in quanto a modalità di emissione, e quindi a credibilità eautenticità, sia per l’articolazione interna e per il formulario adottato), matradotti nella forma in prodotti di alta qualità, di grande impatto comunicativo edi indubbio effetto, tramite l’innesto di temi e citazioni dotte tratte dai salmi,dalla Bibbia, dalle opere di autori tardo-antichi e mutuati dalla culturacancelleresca, e in particolare da quella della cancelleria pontificia, che nellospecifico degli scriniari della Chiesa romana rappresentava ovviamente ilprincipale quadro di riferimento pubblico, visto che gran parte di essi operavacontemporaneamente nel campo della documentazione privata e presso lo scrinium pontificio 10 .A ciò bisogna aggiungere l’adozione di almeno altri due comportamentispeciali, che si traducono ancora una volta nell’adeguamento delle formedocumentarie comuni alle non comuni esigenze di rappresentatività di questipersonaggi. Il primo (simbolico e con evidente richiamo a tradizionidocumentarie pubbliche) consiste nel dotare i documenti di lunghe serie disottoscrizioni di testimoni illustri, scelti tra i più alti ranghi della burocraziapontificia e della società civile: il secondicerio, l’arcario, il protoscriniario, ilsacellario, alcuni cardinali, il  prefectus Urbi , lo stesso Benedetto VIII - in un caso- e poi nobilissimi viri , consules eminentissimi ,  patritii , duces ) 11 . Il secondo, piùpragmatico e sostanziale, consiste invece nell’adattamento del dettato di unaparticolare formula tipica dei documenti relativi a trasmissioni di proprietàimmobiliari (quindi vendite, donazioni, refute), dove l’autore dell’azionedichiara in genere di trasmettere, insieme all’atto di vendita o di donazione chesi sta redigendo, anche la documentazione d’appoggio, pregressa, che neprova la legittimità, e che suona in genere così Unde et omnes monimas novas et vetulas cum hanc cessio venditionischarta insimul tibi contradidi sicuti michi evenit per cessio venditionischarta 12 . In quasi tutti i documenti dove si vedono agire personaggi eminenti(accomunati in questo significativamente ad abati e rappresentanti in genere dienti ecclesiastici) questa formula si trasforma e gli autori dichiarano sì di esserein possesso dei munimina ma aggiungono che preferiscono tenerli presso di sée presso i propri eredi ‘ad conservandas et salvas faciendas’ 13 , purdichiarandosi comunque pronti (loro e i propri eredi) a mostrarli in caso dinecessità Unde et omnes moniminas de suprascriptis immobilibus locis aput memeosque heredes reiacunt ad conservandas et salvas faciendas, sedquandoque vobis vestrisque successoribus necesse fuerit semper eas 4  ostendere et demonstrare promitto in omni tempore  14 . Il che significa che l’originalità del rapporto stabilito da questaaristocrazia con la documentazione si estendeva anche alla praticaconservativa, la quale si protraeva nel tempo e per generazioni quasi fosse giàallora legata al concetto di archivio di famiglia come luogo della memoriapatrimoniale e dinastica.Questo modello documentario, che ho definito ‘aristocratico’ e che sinutre di temi che echeggiano tradizioni documentarie pubbliche con l’innestodi motivi letterari presi a prestito dalla cultura cancelleresca, appare giàpienamente formato negli anni Quaranta del X secolo e si mantiene inalterato aRoma fino alla metà dell’XI. Le ultime propaggini sono costituite da quattromagnifici atti degli anni 1064-1068, dove si vedono agire i conti di Tuscolo,diretti discendenti di Alberico <III>; quello stesso Alberico fratello e padre dipapi (Benedetto VIII, Giovanni XIX, Benedetto IX) che si fregiava dei titoli di illustrissimus et clarissimus vir  , eminentissims consul et dux  nonché comessacri Lateranensis palatii , che durante il pontificato di suo fratello BenedettoVIII (1012-1024) sovrintendeva in Roma le cause civili e teneva le sedute deltribunale nel suo palazzo, presso la chiesa dei SS. Apostoli, e che sottoscrivevadi proprio pugno i suoi documenti usando una carolina pura, il che, oltre adenunciare la sua «ottima capacità di scrittura», lo pone insieme a pochi altri«ai vertici della gerarchia grafica di non professionisti della penna» nella Romadel suo tempo 15 . Si tratta di documenti che raggiungono un’espressivitàaltamente rappresentativa e qualificante del rango e soprattutto del prestigiodegli autori, esponenti di un casato che aveva dominato a lungo in Roma quasisenza contrasto riuscendo a riunire nelle proprie mani potere spirituale etemporale e detenendo il papato per trent’anni 16 . Un esempio per tutti: leformule di minatio che si leggono nei quattro documenti e che, oltre allenormali sanzioni pecuniarie, prevedono castighi e ricompense spirituali,minacciano scomunica e lanciano anatemi, contemplano punizioni terrificantiche, oltre al fuoco eterno, evocano le pene patite da personaggi biblici edevangelici 17 ; tutte palesemente ispirate alle formule che chiudevano il testo deiprivilegi pontifici 18 .Dopo questo significativo ‘colpo di coda’ non s’incontra più niente delgenere, e gli atti nei quali agiscono membri dei casati che si trovano ai piùelevati gradi sociali tendono a omologarsi e ad appiattirsi sulla massa deicomuni documenti privati: le arenghe scompaiono, viene meno ogni forma di minatio , non si trovano più picchi retorici né speciali adattamenti testuali esperimentazioni di tipo letterario volti a ottenere scritture dotate di unaqualche distinzione formale, atte a esprimere il rango e il potere di un grupposociale per il quale l’ostentazione e la rappresentatività sono una regolainderogabile.Questo cambiamento è certamente connesso all’evoluzione deldocumento romano, che a partire dagli ultimi decenni dell’XI secolo, inconcomitanza anche con significative innovazioni nella prassi documentaria 19 ,si fa più snello ed essenziale, abbandona gli ultimi residui delle strutturedocumentarie ereditate dalla tarda antichità e si semplifica a favore di uncontenitore disadorno e asciutto, ma nel contempo duttile e adattabile allediverse esigenze negoziali, che si libera dagli orpelli, dalle formule e daiformalismi che quei più antichi documenti gli avevano trasmesso 20 . Ma vaanche messo in relazione col verificarsi del deciso ricambio concretizzatosi ai 5
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