2005 - Appunti sui rapporti tra sviluppo del sistema creditizio e collocamento del debito del Tesoro, 1861-1914

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Indice 1. Prologo 2. Il debito estero del Tesoro 3. Gli istituti di emissione e i biglietti di Stato (cenni) 4. Casse di risparmio postali e Cassa Depositi e Prestiti 5. Casse di risparmio ordinarie 6. Il debito del Tesoro “istituzionalizzato” 7.
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   Appunti sui rapporti tra sviluppo del sistema creditizio e collocamento del debito del Tesoro, 1861-1914 1 Bozza 04.10.05 G. Della Torre Dipartimento di Economia politica Facoltà di Economia “Richard Goodwin” Università degli Studi di Siena Appunti sui rapporti tra sviluppo del sistema creditizio e collocamento del debito del Tesoro, 1861-1914 IV seminario del CIRSFI Debito pubblico e formazione dei mercati finanziari in Italia fra età moderna e contemporanea Università degli Studi di Cassino 7-8 ottobre 2005 Stesura provvisoria: commenti a dellatorre@unisi.it  Indice 1. Prologo 2. Il debito estero del Tesoro 3. Gli istituti di emissione e i biglietti di Stato (cenni) 4. Casse di risparmio postali e Cassa Depositi e Prestiti 5. Casse di risparmio ordinarie 6. Il debito del Tesoro “istituzionalizzato” 7. Conclusioni 8. Riferimenti bibliografici e statistici Tabelle e figure Fig. 1. Cedole dei consolidati pagate all’estero Fig. 2. Cedole pagate all’estero sul totale Fig. 3. Debito verso gli istituti di emissione e biglietti di Stato Fig. 4. Debito del Tesoro collocato presso CDP Fig. 5.a Bot e titoli di Stato sul totale delle attività delle CRO Fig. 5.b Titoli di Stato delle CRO sul totale del debito del Tesoro Fig. 6. Il debito del Tesoro “istituzionalizzato”   Appunti sui rapporti tra sviluppo del sistema creditizio e collocamento del debito del Tesoro, 1861-1914 2 1. Prologo 1. Esistono lavori apprezzati sulla dinamica del debito pubblico dall’Unificazione nazionale (tra i lavori recenti, Spinelli 1989, Spinelli e Fratian-ni 1991, DgDP 1988, Toniolo e Ganugi 1992, Salvemini e Zamagni 1993, Za-magni 1998, 1999, Artoni e Biancini 2004). Questi lavori privilegiano la scan-sione cronologica delle “crisi” succedutesi nel tempo e i problemi di sostenibilità del debito, fondando l’analisi prevalentemente sulla composizione per tipologia di strumento finanziario (debito fluttuante e patrimoniale e partizioni interne) 1 . In questo intervento intendo, invece, privilegiare l’individuazione dei mecca-nismi finanziari (dalla creazione di specifiche istituzioni creditizie alla previsio-ne di norme giuridiche, alla prassi nella gestione degli intermediari creditizi), “costruiti” dalle autorità di politica economica per favorire la sottoscrizione dei titoli pubblici all’interno dell’economia, contenendo il ricorso alla “circolazione” (cioè il finanziamento degli istituti di emissione) 2 , oggi useremmo il termine di ricorso alla base monetaria. Lo scopo era quello di svincolare la finanza pubblica e la gestione del debito pregresso dai saldi della bilancia dei pagamenti e dal tasso di cambio, e dal condizionamento dei mercati finanziari esteri (es. Lévy-Leboyer 1977), per l’entità delle risorse finanziarie disponibili e per il tasso di interesse praticato sulle piazze estere. Come la storia del debito degli “antichi” Stati aveva mostrato, anche quella del debito del Regno d’Italia inizia con l’elevato collocamento all’estero della Rendita 5% - 1861 (es. Sachs 1885, Necco 1915, Nitti 1916, Da Pozzo e Felloni 1964, Gille 1968). Ciò si legava, tra l’altro, con l’arretratezza del sistema crediti-zio, con valori elevati della moneta-merce e, specularmente, valori contenuti della moneta legale e fiduciaria e degli strumenti finanziari in genere (es. Da Pozzo e Felloni 1964, De Mattia 1967, 1990, Masi 1989, e di recente Della Torre et al.  2004). Mancava, pertanto, al momento dell’Unificazione nazionale “un in-termediario italiano credibile, in grado di drenare le [pur presenti] risorse finan-ziarie interne” (De Cecco 1990, pp. 25, 29). Ovviamente, il processo di rientro dall’estero del debito fu concomitante con misure volte a stabilizzare la finanza pubblica, a gestire i rapporti con l’estero e il tasso di cambio. Da ricordare in tale contesto l’effetto dovuto alle imponenti rimesse dagli emigrati all’estero di fine secolo, che contribuirono a rendere “vir-tuoso” l’arbitraggio della rendita (De Cecco 1990, pp. 42ss., 53, De Cecco e To-niolo 2000). I valori assoluti   delle cedole pagate all’estero mostrano, in effetti, un pronunciato rientro dei capitali dal 1893, pur nelle diverse configurazioni di dati utilizzati (es. Necco 1915, Nitti 1915, Da Pozzo e Felloni 1964, V. Zamagni 1998, 1999) (Fig. 1). 1  Su tale partizione ad es. Della Torre 2001, pp. 179 ss. 2  Come noto, il problema della “circolazione” non si pone sino all’introduzione del corso forzoso. Solo dopo le banconote iniziano ad avere un ruolo rispetto alle monete metalli-che e con esse il finanziamento monetario degli istituti di emissione (es. Cardarelli 1990).   Appunti sui rapporti tra sviluppo del sistema creditizio e collocamento del debito del Tesoro, 1861-1914 3 Fig. 1. Interessi pagati all'estero, 1861-1913 050100150200250        1       8       6       0       1       8       6       1       1       8       6       2       1       8       6       3       1       8       6       4       1       8       6       5       1       8       6       6       1       8       6       7       1       8       6       8       1       8       6       9       1       8       7       0       1       8       7       1       1       8       7       2       1       8       7       3       1       8       7       4       1       8       7       5       1       8       7       6       1       8       7       7       1       8       7       8       1       8       7       9       1       8       8       0       1       8       8       1       1       8       8       2       1       8       8       3       1       8       8       4       1       8       8       5       1       8       8       6       1       8       8       7       1       8       8       8       1       8       8       9       1       8       9       0       1       8       9       1       1       8       9       2       1       8       9       3       1       8       9       4       1       8       9       5       1       8       9       6       1       8       9       7       1       8       9       8       1       8       9       9       1       9       0       0       1       9       0       1       1       9       0       2       1       9       0       3       1       9       0       4       1       9       0       5       1       9       0       6       1       9       0       7       1       9       0       8       1       9       0       9       1       9       1       0       1       9       1       1       1       9       1       2       1       9       1       3       1       9       1       4   v  a   l  o  r   i  a  s  s  o   l  u   t   i   i  n  m   i   l   i  o  n   i   d   i   l   i  r  e interessi pag. estero Neccointeressi pag. estero Nittiinteressi estero Zamagni 1998   Fig. 1. Interessi pagati all’estero, valori assoluti 2. Mantenendo sullo sfondo questi punti “reali”, che portarono al rientro del debito pregresso dall’estero, nel lavoro tratto di un altro aspetto, tutto “finanzia-rio”, che costituisce un requisito istituzionale perché il “riscatto finanziario” del paese si concretizzi sul finire dell’800. In altri termini, tratto delle misure nor-mative, istituzionali, ecc., intraprese dalle autorità di politica economica per fa-vorire il collocamento all’interno del paese delle nuove tranches   del debito pub-blico. Per produrre tale risultato furono intraprese misure volte alla costruzione di un robusto circuito tra il debito del Tesoro e le istituzioni creditizie, pubbliche o condizionate dalla gestione del debito pubblico. Tra le istituzioni creditizie, rammento, in particolare, le casse di risparmio ordinarie, le casse di risparmio postali e la Cassa Depositi e Prestiti (inclusi gli istituti di previdenza da questa amministrati). Intendo perseguire questo obiettivo di analisi facendo riferimento al concetto di debito “istituzionalizzato” del Tesoro (collocato per l’appunto presso le unità sopra menzionate, che “garantiscono pertanto una stabile detenzione dei titoli”), concetto introdotto da Confalonieri 1952 (tabb. 11-12, pp. 275-277), ripreso da Confalonieri e Gatti 1988, Masi 1989, De Cecco e Toniolo 2000, Della Torre 2000, 2001, 2002, Conti e Della Torre 2003. Con questa finalità farò riferimen-to alla stima disponibile sulla rendita collocata all’estero (§ 2), individuando poi il debito del Tesoro detenuto dagli istituti di emissione (§ 3), dalle diverse cate-   Appunti sui rapporti tra sviluppo del sistema creditizio e collocamento del debito del Tesoro, 1861-1914 4 gorie bancarie (in particolare, dalle casse di risparmio ordinarie) (§ 4), dalla Cassa Depositi e Prestiti (§ 5), e infine il debito “istituzionalizzato” (§ 6). 2. Il debito estero del Tesoro In mancanza di indicazioni più precise, ritengo che la dinamica della quota delle cedole pagate sulle piazze estere sul totale dei pagamenti del Tesoro costi-tuisca un indicatore soddisfacente nel lungo periodo di quanta parte dei consols   è collocata all’estero 3 . A questo fine ho utilizzato i dati di Sachs 1885, Necco 1915, Nitti 1916, e, da ultimo, di V. Zamagni 1998 e 1999 (rettificati dopo il commento di G. Felloni). La Fig. 2. mostra in tutta evidenza quattro episodi della storia del debito tra il 1861 e la prima guerra mondiale: 1. gli anni 1861-1863, con le prime tran- ches   di debito collocate all’estero (per l’“unificazione” dei debiti pregressi dei cessati Stati e le occorrenze del nuovo Regno); 2. gli anni 1881-1882, col debito per l’eliminazione del corso forzoso; 3. la crisi 1891-1893 e la reintroduzione dell’  affidavit  ; 4. il periodo della preparazione della “grande conversione” della rendita del 1906 (es. De Cecco 1990). Fig. 2. Stime della quota del debito estero, 1861-1914 0510152025303540455055        1       8       6       0       1       8       6       2       1       8       6       4       1       8       6       6       1       8       6       8       1       8       7       0       1       8       7       2       1       8       7       4       1       8       7       6       1       8       7       8       1       8       8       0       1       8       8       2       1       8       8       4       1       8       8       6       1       8       8       8       1       8       9       0       1       8       9       2       1       8       9       4       1       8       9       6       1       8       9       8       1       9       0       0       1       9       0       2       1       9       0       4       1       9       0       6       1       9       0       8       1       9       1       0       1       9       1       2       1       9       1       4       1       9       1       6   q  u  o   t  e Necco 1915Sachs 1885Nitti 1916Zamagni 1999 rett.   Fig. 2. Cedole pagate all’estero sul totale, valori % 3  Ovviamente, per la nota possibilità utilizzata di ricevere il pagamento in lire – oro all’estero, tale indicatore non è soddisfacente per analisi puntuali (riferite all’entità del fenomeno nei singoli anni) o per evidenziare dinamiche nel breve periodo. In particolare, ciò sembra vero per gli anni della crisi 1891-1893 in cui si ha un repentino innalzamen-to dei pagamenti di cedole all’estero (Masi 1989, pp. 63-65; V. Zamagni 1998, p. 214).   Appunti sui rapporti tra sviluppo del sistema creditizio e collocamento del debito del Tesoro, 1861-1914 5 Con ciò intendo sostenere che la riduzione della quota del debito del Tesoro collocato all’estero sul debito totale sia l’esito dell’interazione tra il “rientro” del capitale pregresso per ragioni di convenienza economica con la costruzione di un sistema creditizio capace di collocare all’interno le successive tranches   di debito emesso. 3. Gli istituti di emissione e i biglietti di Stato (cenni) I dati relativi ai finanziamenti degli istituti di emissione (IE) al Tesoro (De Mattia 1967, Caron e Di Cosmo Eds. 1993) mostrano un rapido innalzamento con l’abbandono del regime di convertibilità della lira (1866) (Fig. 3). Successi-vamente, l’espansione del ruolo degli IE cessa con la costituzione del Consorzio tra gli istituti: il debito dello Stato verso la Banca Nazionale si riduce drastica-mente dai 945 del 1873 ai 163 milioni del 1874 (De Mattia 1967; Tuccimei 1990, p. 267). Decisamente più imponente è invece il ruolo della somministrazione di bi-glietti al Tesoro (più “controllabile ed economica” per il Tesoro): “un indicatore significativo è rappresentato dalla circolazione per conto del Tesoro passata dai 169 milioni del giugno 1866 ai 790 milioni del marzo 1874” (Tuccimei 1990, pp. 264-265). Certo è che dopo la fine del corso forzoso, il ruolo dei due segmenti (finan-ziamenti degli IE e biglietti di Stato) si collocano strutturalmente su valori deci-samente contenuti sino al 1914. Fig. 3. Debito del Tesoro verso Istituti di emissione e biglietti di Stato, 1863-1913[quote % sul debito totale del Tesoro] 024681012        1       8       6       0       1       8       6       2       1       8       6       4       1       8       6       6       1       8       6       8       1       8       7       0       1       8       7       2       1       8       7       4       1       8       7       6       1       8       7       8       1       8       8       0       1       8       8       2       1       8       8       4       1       8       8       6       1       8       8       8       1       8       9       0       1       8       9       2       1       8       9       4       1       8       9       6       1       8       9       8       1       9       0       0       1       9       0       2       1       9       0       4       1       9       0       6       1       9       0       8       1       9       1       0       1       9       1       2       1       9       1       4       1       9       1       6   q  u  o   t  e   %  s  u   l   d  e   b   i   t  o   t  o   t  a   l  e   d  e   l   T  e  s  o  r  o debito IE su debito totale %biglietti di Stato su debito totale %   Fig. 3. Debito del Tesoro verso gli Istituti di emissione e biglietti di Stato, [quote % sul debito totale del Tesoro]
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